lunedì 16 dicembre 2013

La Danza nella Casa di Borgo San Nicola

Libera la pena

Lunedì 9 dicembre ho visto la danza. L’orario dell’appuntamento era insolito: “le 15 e 15. Categorico presentarsi a quell’ora” mi dice Chiara Dollorenzo, la coreografa. Anche il teatro è insolito: la Casa Circondariale di Borgo San Nicola.
Ecco spiegato l’imperativo.
Sai com’è “la procedura per l’entrata ha i suoi tempi”. Arriviamo puntuali, un piccolo gruppo è già in attesa. Consegnati i documenti alla porta e abbandonati i cellulari negli armadietti, sbrigato il da fare, varchiamo la soglia in pulmino.
Il grande portone-diaframma tra il dentro e il fuori si apre e siamo “dentro”. Sarà la luce invernale, ma tutto mi appare più piccolo rispetto alle altre volte che mi son trovato lì.
Vivido, il verde dell’erba isola il chiaro dei muri, delle grade e dei vari padiglioni, due grandi sculture, salutano. Sembra di galeggiare, di stare in apnea. Ospite provvisorio di un luogo dove la provvisorietà è norma: stare nella pena è condizione sempre tesa nella speranza dell’andar via. “Evadere” quanto più è possibile... Il teatro, la danza, la musica, l’arte, il creare... la chiave di piccole fughe attraverso cui costruire un altro tempo, per dare materia e concretezza all’inquietudine.
***
Una breve attesa nel “foyer” della sala spettacolo. Le ultime prove di là dalla porta, “il gruppo ha lavorato per quattro settimane, due incontri settimanali di due ore ciascuno”, m’informano. Entriamo, prendiamo posto, alle nostre spalle il pubblico si infoltisce: accompagnati dalle Guardie Penitenziarie arrivano i “residenti”.
Si fa silenzio
Il sipario rosso si apre, lo accompagnano in due, lentamente scoprono uno, in piedi, al centro, maglietta bianca e pantaloni neri, fa una camminata all’indietro. In bianco e nero sono tutti gli altri che iniziano ad arrivare incrociandosi sul palcoscenico. Vengono, tracciando diagonali, si incontrano, si salutano, fanno piccole prese, vanno in sospensione, tenuti l’uno all’altro. Tentano passetti, proprio passetti, quelli della danza...
La compagnia è composta da 13 uomini, con i corpi propri degli uomini: i muscoli, le pance e tutte le pesantezze dell’età e dello stare nella reclusione. Una grazia inaspettata è quella di cui siamo spettatori, provano il largo di un valzer, ballano insieme, scopriremo dopo che parlano lingue diverse: italiani, rumeni, albanesi disegnano sulle nostre facce la sorpresa.
Uno, come il titano Atlante - quello che Zeus costrinse a tenere sulle spalle l'intera volta celeste - è in posa, al centro: postura del pensamento e della sopportazione del Mondo, intorno prese, salti, attese e molta emozione a fare da fluido dalla scena alla platea.
In tutto, per circa 20 minuti di esibizione, tre variazioni tessute su tre diverse sonorizzazioni: dalla melodia verso la ritmicità tipica del minimalismo.
Cos’è il corpo che danza? É un corpo che sceglie di consegnare l’energia all’altro.
Qui - in questo esperimento donato al Carcere dall’Amministrazione Comunale di Nardò - è una comunità che danza. Un insieme che mette fuori la conoscenza di un Sè corale nell’occasione della riconsegna del sè d’ognuno alla collettività. Non c’è la pena, la colpa a far da medium, c’è la pietas, l’accoglimento, un provarsi dove il cuore e la volontà muovono il corpo nell’aiuto vicendevole, nello scambio perchè “l’abbraccio è aiuto e non si balla solo con i piedi ma anche con la testa” e con il desiderio...

2 commenti:

  1. Anche a nome della Commissione Cittadina per le Pari Opportunità del Comune di Nardò, promotrice dell'evento, La ringrazio per le illuminanti parole

    Vito Berti
    Presidente CPO

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  2. Grazie caro Vito... Un abbraccio!

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