Cos'è quel battito...
Cerco e trovo. La poesia comanda e quante note, piccole scritture, appunti accumulati negli anni sul “senso” cercato e dettato dai versi dei poeti. Uno, tra questi, torna... quello dell'eterno fuggire: Paul Celan.
Celan ha più volte inteso chiarire che la sua poesia è “stretta di mano, possibilità di un incontro fra un io - che non è già più il poeta perché, la poesia, una volta scritta non gli appartiene più – e un altro, un tu - di cui la poesia è sempre in cerca.
In questo, ciò che è importante ed evidente, è la necessità che, questo incontro fra l'io e l'altro, sia possibile, solo a partire dalla irriducibile alterità che si frappone tra i due e che si concretizza in una “parola testimonianza”. Questo è la poesia! Un luogo utopico - ma pur sempre realissimo – dove è possibile incontrare l'altro.
Per favorire questo incontro, il poeta deve esercitare una costante attenzione, che è per Celan, concentrazione nei confronti delle “proprie date”, un esercizio di memoria storica e biografica che non si deve tradurre, in un esplicito resoconto di fatti o in una sorta di conversazione ideologica, “rivendicando”, alla poesia, la sua propria “oscurità”, che può tradursi, perfino, nel rischio di ammutolire, rischio a cui la poesia di Celan si espone apertamente: solo in questa esposizione, infatti, la poesia può diventare apertura all'incontro con l'altro, all'accadere del senso.
E allora, c’è verità nella poesia?
È banalizzata la poesia nel ricordo che ne abbiamo, materia scaduta nella scuola, che non l'ama, che non ama la libertà dei poeti.
Solo pochi son capaci d'accoglierla, di tradurla nel battito della vita…
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Pensate se ogni politico avesse la determinazione dell’artista, del poeta, nel suo servire all’altro.
Credo che l’artista serva. Sia servitore cioè. Sia al servizio: del suo bisogno-desiderio d’espressione e del bisogno-desiderio della comunità di accogliere i linguaggi, le novità. Di contemplare, di trovare soluzioni ai cambiamenti che la vita porta, di poter riflettere sul suo senso e sulle possibilità.
L’artista serve oggi più che mai, è da qui che può partire un riscatto.
C’è bisogno di rieducare alla vita, di trovare un senso ad un cieco vitalismo che sembra assediare l’uomo, che preso nella morsa del produrre-consumare, svuota ogni pausa, ogni possibile rallentamento, ogni doverosa rinuncia. C’è bisogno di riannodare i legami con la storia e con la natura soprattutto pensando a cos’è necessario fare per ristabilire un contatto con i valori persi, con l’essenza di ciò che può salvarci.
Abbiamo paura, tutti sappiamo cos’è la solitudine, tutti siamo pronti a tirar fuori l’artiglio della difesa per fare l’attacco. Tutti sappiamo che il mondo è sempre più legato, unico nel suo destino. È quasi un epilogo quello che la cronaca ci rappresenta. E allora? È proprio necessario andare alla deriva, a chi è utile?
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C’è poesia nel dolore? C’è poesia nel “non” che nega e non trova, non sa, perduto, nell’ossessione di un pensiero indeterminato, specializzato, sempre dritto sempre centrato all'ordinario di un quotidiano ormai in “loop” incapace di dettare “speranza” preda del sovraccarico “narcisista” del potere. L'Io malato dell'Occidente (e anche adesso dell'Oriente ormai stinto, nell'urgenza del Produrre). “L’arte crea lontananza dall’io. Chi porta Arte negli occhi e nella mente, è dimentico di sé” “La lingua possiede qualcosa di personificabile e percettibile coi sensi percepire il linguaggio come figura e direzione e respiro: cercare, cercarsi dare materia all’accorgersi, allo stupore di un sé lasciato all’inessenziale, indietro…”. “Come persona cerco me persona in vista del luogo della poesia, del suo farsi libera, del passo in avanti”. “La poesia talvolta ci fugge innanzi. Poesia: ciò può significare una svolta del respiro. Chi può saperlo? Io, io/altro, penso di sì!
martedì 20 marzo 2012
lunedì 19 marzo 2012
mercoledì 14 marzo 2012
Vita e Pane
Distrarsi dalla politica forse è da suicidi, ma sana, toglie il malumore e la vita la immagini negli interstizi, nelle pieghe, negli scampoli del tempo, dietro l'angolo delle consuetudini e la vedi come rinascere, rinvigorirsi, trovare agio dove non speravi. E poi, la "misura", nel riparo, trova motivazioni, s'accontenta e cerca, torna a cercare anzi, il "possibile", ciò che non speravi! Vengono le tavole di San Giuseppe, nei prossimi giorni, un simbolo di condivisione, di offerta. Una tradizione antica che nobilita la cultura dei nostri paesi. Che riporta in vita un origine fatta di povertà orgogliosa, felice di "restituire" fiducia e fede, con la "sacralità" degli atti, ad un crudo quotidiano. Sorrisi anche con piccole cose donate dalla Terra, insaporite con le cose della Terra e della Sapienza. Questo, dovremmo imparare a fare. Meglio, a ri-fare. "Bastarci", è forse parola difficile, complicata nel continuo sentirsi strattonati da un "Sociale" avaro di sincerità. Bastarci e fare sorriso e dono!
martedì 13 marzo 2012
lunedì 12 marzo 2012
Elettorale
Chi è che si nasconde dietro quella "x"? Il 3 per 6 in viale De Pietro sovrasta, mentre son fermo all'incrocio: attrae quell'enigma in campo giallo firmato PdL, poi, guardi e capisci che quel "Massimo" in corsivo non può essere che l'"uscente" assessore alla cultura del Comune di Lecce, "votato" anche lui, a strategie "suasive" di propaganda. L'altro, in campo opposto, è Paolo Foresio che già da settimane "tampinava" con il suo "Io ci sto", la sua faccia adesso, svelato l'arcano, ride, insieme a quella di altri suoi "elettori" prestati alla campagna. Per poter leggere il grande manifesto in viola (del Pd?) ho dovuto far manovra e tornare indietro, il dialetto della consorteria recita il comando segnato da un significativo "Ieri" anche quello avrà un seguito? E un continua forse avrà anche il manifesto di Ciccia Mariano che evita di indicare la "preferenza" per il Sindaco, chissà... Insomma, i faccioni, ancora ordinati negli spazi a pagamento aspettano di straripare dalle plance.
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