sabato 21 gennaio 2012

La politica e la crosta

Gratto via la crosta, si va sempre lì, quando finisce il dolore, così anche senza pensarci, le “passioni” ti chiamano, anche quando il “no” preme e lo sguardo tenta volgersi altrove. Mi guarda e mi chiede: “Quanto la politica conta nel quotidiano delle persone?”. "Oh! La politica! La crosta!", penso. Lui subito agiunge: “Conta come fastidio! La personalizzazione che scontiamo è un peso. I nomi delle persone non possono rappresentare un "idealità". E poi cos'è l'idealità? Le persone vorrebbero un buon vivere, vorrebbero amministratori capaci di non esistere, d'essere solo "buon servizio", "buon governo" della cosa di tutti. In Italia non è così, la politica, anzi i politici ti entrano dappertutto. Se chiudi la porta si fanno "volantino" ed eccoli comparire sulla soglia, sul parabrezza. Non puoi star tranquillo e pensare che c’è uno o una che in silenzio fa il suo dovere, con discrezione e dedizione e per cinque anni non se ne parla”. Già! Non se ne parla...

giovedì 19 gennaio 2012

Allarme, son fascisti!

Ascolto la radio, è il mio mezzo di contatto con il mondo. In questi giorni è una pena. La Costa Concordia e il “salga a bordo cazzo!”, domina. Poi nelle pieghe la Crisi, Monti, i tassisti e i Forconi di Sicilia. Bha! Sapete che penso, non mi fido! Son Fascisti... Vogliono "cacciare la classe politica che ha distrutto le nostre famiglie" così dice uno col "forchettone". Penso al Cile! E mi chiedo: perchè non s'è mosso quanche mese fa?

"Mi scriva, mi scriva sempre"

Il 20 gennaio del 1811 (duecento e uno anni fa) nasceva Sigismondo Castromediano
da Gigi Montonato, "Breviario dal carcere" per i tipi di Congedo editore


Fu la scrittura a tenere "vivo" Sigismondo Castromediano nella sua lunga prigionia. " Anni di sofferenza fisica e morale, nel corso dei quali, il duca di Cavallino conservò intatta la sua straordinaria compostezza interiore, degna di un'antico filosofo stoico..."
Quando ero ragazzo, il Museo Sigismondo Castromediano "abitava" due stanzette a Palazzo dei Celestini. Entravi dal grande portone di fonte alla Villa Garibaldi e appena varcato, nel portico le trovavi a destra. Piccole ma "incantevoli" per ciò che mostravano. Ricordo delle teche, in una, una giubba rossa, da carcerato, se non ricordo male e poi, dei ferri ed insieme delle decorazioni.
Erano cose appartenute a lui, a Sigismondo, il duca bianco di Cavallino.
Un uomo di grande tempra e valore. Ultimamente lo abbiamo incontrato in quel capolavoro che è "Noi credevamo" film tratto da un altra grande opera l'omonimo romanzo di Anna Banti.
Nella descrizione del libro leggiamo: "È il 1883. Chiuso nella sua casa torinese, l'ormai settantenne don Domenico Lopresti, gentiluomo calabrese di incrollabile credo repubblicano, inizia a scrivere le proprie memorie, ripercorrendo l'attività politica clandestina, i dodici anni trascorsi nelle carceri borboniche, l'impresa dei Mille vissuta a fianco di Garibaldi, infine l'impiego presso le dogane del Regno unitario. Scrive con rabbia, di nascosto, quasi se ne vergognasse, spinto dalla necessità di frugare nel proprio passato per "rovesciarsi come un guanto": ne trae amarezza e disillusione. Antimonarchico, assiste al crollo dei suoi ideali risorgimentali e si abbandona ai ricordi di una vita raminga fitta di amicizie, tradimenti, speranze e delusioni: una vicissitudine umana di grande fascino che si fonde con le vicende di tutta una nazione dall'inizio dell'Ottocento ai primi anni del governo unitario, dando vita a un grandioso affresco tratteggiato con prosa compatta dalla leggera mimesi ottocentesca".
È lo "schivo" Lopresti a fornire la chiave della conoscenza di Castromediano a Martone, offrendo la statura ideale e lo stile morale di un uomo che forse il Salento non onora come dovrebbe.
Certo, Cavallino, la sua patria, lo "coccola", ne ha celebrato l'anno scorso la ricorrenza della nascita. Lui il duchino, venne al mondo il 20 gennaio del 1811 (duecento e uno anni fa) e molto diede, traversando il dolore della coerenza (condannato a 30 anni di carcere, ne sconta dieci due mesi e quindici giorni) e i travagli della ricerca. Quella politica e quella delle passioni che lo fanno artefice di stimoli ancora inesausti nell'immaginare il Salento.
L'archeologia (il museo che porta il suo nome fu inaugurato nel 1868, il primo di Puglia) fu da lui avviata in un consesso di sodali tutti votati al bene comune e al riparo da egoismi e protagonismi. Non ce n'era bisogno, ai tempi dei patrioti che, nello Stato italiano e nella sua "bellezza" - quella antica e quella di un presente tutto da ri-costruire - trovavano alimento anche quando delusi...
A "Sigismondo Castromediano e i patrioti salentini del '48" è dedicato un "Breviario dal carcere" che Gigi Montonato licenzia per i tipi di Congedo. Un libretto che in copertina effigia il Nostro canuto eroe nella sua "regale" austerità e ce lo fa conoscere "pensante" e mai piegato nonostante il ferri che lo costringono.
Ecco, tratti dal liberetto, alcuni passi della corrispondenza che mantenne "con l'amico e dal 1854 suo curatore patrimoniale don Pasquale De Matteis e per suo tramite con altri parenti e amici"... "A chi manca il coraggio il mondo è tomba, e sentirsi scorrere il sangue nelle vene, il seno ansante per aria respirata, e stare in una tomba è martirio che supera ogni martirio, è morte peggiore della morte" così scriveva dalla prigione politica, nel Bagno di Procida, il 7 novembre del 1851. E ancora leggiamo: "Confesso che la inquietudine non mi abbandona, perchè i tempi sono così avversi ad ogni virtù; che talune cose non susciterebbero, se la corruzione non vincesse ed i malvezzi non avessero ghirlande" è l'8 marzo del 1856 il Duca è carcerato a Montesarchi. E, sentite ancora, il 21 marzo del 1857 di cosa scrive: "Sapevo della ferrovia da Napoli a Brindisi; ma non del braccio testè decretato sino a Lecce. I leccesi sono stati savi in ciò, che se avessero fatto altrimenti la loro città sarebbe rimasta fuori ogni attività e commercio, e quindi col tempoperita. Però ad essere più efficace la bella intenzione, sembrami che questo braccio dovesse raggiungere Gallipoli" e il 18 aprile dello stesso anno: "Qui forse è più facile toccare il cielo col dito che poter scrivere e quando si deve e quando si vuole. Bisognerebbe essere qui (che non auguro nemmeno ai miei nemici) per comprendere in tutta la sua estensione quel che dico; quindi ti prego a non lasciarmi privo di tuoi scritti almeno una fiata al mese, ed avrai sempre argomenti a trattare quando vorrai parlarmi dei nostri...".
Un uomo eroico e attento, presente alla sua Terra, che certo ci manca...
"Che bella figura di vecchio: è una reliquia veneranda" disse di Lui Umberto I in visita a Lecce, Castromediano morì, nella sua casa di Cavallino, il 26 agosto del 1895.

mercoledì 18 gennaio 2012

La posta fa l'anagrafe

Notizia delle notizie! Oggi sarà un buon giorno, il Comune di Lecce e Poste Italiane, hanno firmato un protocollo d'intesa: gli uffici postali potranno trasformarsi "in sportelli pubblici al servizio dei cittadini di Lecce". Non lo erano già? Sì, ma la novità è che non solo per la raccomandate e per ritirare la pensione servirà la Posta, si potrà far la fila anche per fare la Carta d'Identità. Una conquista assicurano! C'è un problema però, come fare a sbrigarsi? Quando entri in quegli uffici il primo moto è quello di girare i tacchi e filar via... ! "Torno dopo", uno pensa e, in realtà, non vorrebbe mai tornare ad avere a che fare con le "reti amiche" con l'insegna gialloblu di Pt. Ma che sciocco sono, antico proprio... è tutto nella strategia del “non esserci digitale” la raccomandata la si potrà fare via e.mail, la pensione arriverà in banca tramite il magico Iban, ed ecco che alle Poste rimane il dover fare l’anagrafe!

martedì 17 gennaio 2012

Storie di neve

Vuoto. Il freddo fa vuoto. Non siamo abituati a calarci giù il cappello, eppure, è necessario, ci si adatta e poi scopri il piacere d'aver le orecchie coperte. Vai a "rota"... Fanno impressione i fiocchi di neve, minimi, che non osano e fanno balletti d'accenno. Strade vuote, solo movimenti veloci vedo in villa. Quelli di chi ha bisogno e, soprattutto con il freddo, il caldo di una dose smuove a contrattare. Li ascolto camminado, li sfioro sbirciando il veloce passamano. Sorrido, amaro. Anche nei suoi traffici drogati la città è cambiata, divenuti più "discreti" rispetto ai "clamori" degli anni Ottanta – Novanta quando l'eroina era manifesta. Ma certo non c'è da tener bassa la guardia, i "movimenti" son certo presenti, sotterranei ed incisivi se è vero (com'è vero) che la droga pervade il vissuto contemporaneo e la neve, quella sì che osa, è la coca nei nasi e nelle vene di chi ha freddo alle orecchie e al cuore! Soprattutto al cuore!

Il de profundis di Max

La domenica posso guardarmi intorno, a sera, sono andato a Novoli! Oggi, già i cavalli saranno cenere, ma ieri l'altro, con le luci del tramonto erano un bel guardare messi lì, a far decoro e segno, sulla grande pira di fascine. Un via vai, in quella verticalità, che la piazza sembrava ampliarsi, la via: le scale d'ulivo che legavano terra e cielo, in bell'ordine. Poi, con la mia lei, a braccetto, siamo andati a veder le cose dell'artista Paladino, era un pò presto, la Drogheria delle Arti ancora vuota, un passaggio al teatro che ospitava un gruppo di musicisti, poi un punch con Maurizio il custode-macchinista e il “sempre presente” Massimino, testimone e reporter militante di ciò che accade in questa terra. Mario Cresci il fotografo "designato" a spasso a catturare immagini, quelle di Uliano Lucas facevano recinto nell'ex mercato mutato in galleria dove siam tornati per ascoltare affascinati e sgomenti il de profundis del Salento culturale recitato dal pittore Max Hamlet Sauvage. Già... Che questo è!

Sotto attacco

C'è terrorismo e terrorismo. Quello del sangue, che destabilizza utilizzando la paura. Poi ce n'è un altro, quello che il sangue lo succhia, quello che in questo ultimo tempo stiamo sperimentanto, non è neanche questo estraneo alla paura. La distilla, la coltiva giorno per giorno usando parole misteriche che appartengono ai pochi che hanno a che fare con i meccanismi oscuri della finanza. Non le ripeto, le tengo sottointese, tanto è uguale. Son "parole". Questo terrorismo adesso prende di mira gli Stati dopo che degli Stati si è servito per coltivare un'idea di Moneta invisibile, il Mercato non ne aveva bisogno, meglio far credere a tutti che potevano spendere, spendere, spendere... tanto la linea dello sviluppo, l'incanto del tutto è possibile si muove dritta all'infinito. Abbiamo imparato che non è così e che spendere spendere spendere non porta al benessere, anzi, ben all'opposto nella malattia che non si sazia... Così fan quelli, i "terroristi" d'ora... Non si saziano!