sabato 12 maggio 2012

La qualità del fuoco

Mormora il Partito democratico, a me, fa sorridere, senza malizia, sia ben chiaro... a noi romantici, i furori delle crisi la menano al tenero... Ma il ribollire degli animi serve e finalmente (forse) i Grandi Mandarini del Partito sentiranno poltrone e sedie friggere. Da tempo non succedeva e forse, a quelli dell’attuale comando, che io ricordi, non è mai successo. Sarà un’estate calda o è solo un fuoco fatuo? Sono in molti a chiederselo, difficile dare risposte... Una questione “interna”? No. Una questione che certo merita di non rimanere nel bunker di via Tasso. C’è bisogno di un confronto più ampio perchè il gruppo dirigente di un partito non appartiene solo al partito ma è cosa che riguarda anche gli elettori (quei pochi rimasti) di quel partito, ma anche oltre quelli... la questione riguarda per intero la città e con quella c’è da confrontarsi, per meglio servirla!

venerdì 11 maggio 2012

Politici e accessibilità

Cosa vogliono le persone dai politici amministratori della loro città? Vogliono che siano "accessibili" sì, proprio come i servizi che dovrebbero garantire! Già, perchè sono loro stessi dei "servizi". Le persone, i cittadini, vogliono la possibilità-disponibilità di un rapporto diretto con loro, di un contatto, di uno "scambio". Non è sempre così, perchè molti dei politici che conosciamo si sentono degli "aristocratici", sempre alle prese con altro. Il cittadino ha delle necessità, spesso cose piccole ed una città, nel suo quotidiano, è fatta di “piccole cose”: la buca, l'aiuola, la multa... quanto altro! Ecco, è la maggiore o minore "accessibilità" del politico sulle “piccole cose” a costruire una relazione capace di confermarlo o di bocciarlo nella gestione della cosa pubblica. Paradossalmente è il politico di centrodestra ad aver maggiore disponibilità alla relazione con il cittadino, si mostra capace di ascolto e capace di risolvere quelle piccole cose che agli occhi di chi è nel problema sono enormi.



mercoledì 9 maggio 2012

Perrone fuori dall'ombra

Paolo Perrone è il sindaco più suffragato d'Italia, un grande risultato per uno che sino a ieri l'altro era raccontato (dai suoi detrattori e non solo da quelli) come una persona senza grande appeal politico. La cosa fa pensare! Cos'è accaduto!? Da solo non so dar risposta. Meglio chiedere in giro...
Ci sono "saggi" che vivono appoggiati ad un banco di bar, consumano le giornate a tener desti  occhi e orecchi, soprattutto. Fanno la spola dal tavolino con i quotidiani e quello del giro di carte. Per il resto, lavorano d'attenzione, poi cuciono tutto. Lamentele, giudizi, piccole frasi, battute, voci diventano il testo di una "sociologia pettegola" di grande efficacia. Antenne sociali le loro, schiette e dirette che sanno fare meglio di un qualsiasi critico laureato. Di loro mi fido perchè son senza  pregiudizio e lavorano di buon senso... Basta acquietarsi, al loro cospetto, smettere qualsiasi "titolo" e aprir le orecchie, neanche il taccuino vogliono vedere gelosissimi del loro diritto d'interpretazione, il registratore? Manco a parlarne...
«Allora, cos'è successo?», chiedo...
«Paolo ha vinto, se l'è meritato questo grande successo. - E' entusiasta d'essere interrogato il "professore", ma non lo da a vedere - Il "signorino" – continua, senza alcun velo di sarcasmo - è stato percepito come uno che, col tempo, s'è fatto "ometto", uscito dall'ingombro dell'ombra è divenuto popolare. Certo, il personaggio, non è di grandi "calori". Nella vita pubblica, pare freddino, uno di poche parole, ma questo carattere schivo è stato percepito dalla gente come "soggezione": riservato per proteggersi, Paolo Perrone...
«Proteggersi da cosa?» incautamente lo interrompo, mi guarda di sbieco, il "professore" e ...
«Come da cosa? Che sei scemo...», mi apostrofa infastidito - «Nei cinque anni trascorsi il "nuovo" sindaco è stato chiamato ogni giorno a segnar la differenza da Lei, la Signora che tutto aveva la pretesa di controllare. Bhe!, i leccesi, che sanno come son fatte le mamme e soprattutto "certe" mamme, gli hanno creduto, ed ecco la pioggia di voti... 35.888 preferenze – scandisce il "professore" - forse non era mai successo... l'altra volta è stato diverso c'era ancora l'ingombro, l'ombra dell'eredità: il vicesindaco che diventa sindaco per segnare la continuità di una "signorìa", ma così non è stato ed è bello vedere un giovane che si afferma. Adesso la partita è tutta aperta. Il testimone è nelle sue mani, il purgatorio è alle spalle è nessuno potrà dire, ricordare, che Paolo Perrone era l'antico vicesindaco di Madame senza sentirsi un po' cretino».
***
Rimango a bocca aperta... Pago il caffè e i biccherini. Il "professore", mi sfida a carte, ma... o da correre, alla prossima, alla prossima... Adesso sarebbe c'è da tener basse le ali e lavorare per la città, tutti quanti, anche quei pochi che andranno a sedere su i banchi dell'opposizione... C'è da fare cose interessanti, da mettere a frutto tutti i nastri tagliati, da tentare di far la Capitale Europea della Cultura e non so che altro... Buon lavoro, buon lavoro a tutti!

lunedì 7 maggio 2012

Ops! La città che non sogna! Ma cosa?

Il filobus ride, i vigili in macchina ridono e ridono anche gli ausiliari del traffico. Meglio lo status quo! Nel bar buono della città fanno a gara a chi ride di più!
La sinistra leccese s'interroga, al riparo, su fb. Ma qual'è la sinistra leccese? C'è? C'è mai stata? Certo sì, c'è stata ma è storia antica d'un tempo ormai remoto... Dissolta dal comitato "politico" che occupa le sedie buone. Adesso che faranno, le lasceranno libere? E' almeno da tre turni elettorali per la città di Lecce che son lì e per tre volte hanno miseramente perso.
La questione è antropologica, l'abbiamo scritto più volte in queste pagine, ma è fatto ormai evidente: questa è una città senza tensione politica, una città comoda che non ragiona e tutte le "marchette" partecipative sono solo un velo sulla voglia di non predere parte alle scelte... Una città ormai da decenni succube, senza conflitto, meglio... che non ama il conflitto. Pensare che i quartieri “popolari” diano sempre e solo fiducia ai governanti che governano in nome del favore è deprimente, ma è così. Lecce non ha popolo. S'è addormentato e non sogna, da sempre beandosi dell'essere in “controtendenza”.
Una città, non si capisce perchè, "altezzosa" che vive di forti antipatie e, perdonatemi, ma il personale politico che la sinistra esprime è antipatico, snob e saccente, senza umiltà... Di quelli che hanno capito tutto ma in realtà non hanno capito bel nulla (per non dir peggio...). Che ci volete fare, anche questa è antropologia bisognerà fare “penitenza” di silenzio e da lì tentare...
Ma cosa?

sabato 5 maggio 2012

Si vota e poi al mare

Si vota di buon'ora e poi via... di corsa al mare, al riparo dai frastuoni ad assaporare quella "ics" tracciata sul preferito/a sperando che la corsa lo/la porti al traguardo. La maratona sapete sfianca e quelli sono a correre da giorni, ormai con l'affanno e zuppi di sudore che un bagno sarebbe gradito anche per loro. Son certo che si limiteranno ad una doccia e saranno li a far la guardia ai seggi a stringer mani, a dar pacche, ad elargir sorrisi a destra e a manca... Che, nel giorno del voto, è bene non star stretti nelle parti e la recita può allargare i confini, a destra e a manca... "Che fa, sono amministrative" dice sornione chi sa, "è la persona che conta non l'ideologia". "Ancora co' st'ideologia", risponde l'altro, “a destra e amanca non c'è differenza e questa storia della "persona" è ormai malattia, che non se ne esce...”. Già, non se ne esce! “A destra e a manca la recita è la stessa...”, dicono in coro e ridono!

Prima si vota poi al mare

Giorno del silenzio oggi, quiete elettorale. La dovuta pausa prima della finale. Anche quando si prepara un debutto i bravi registi - se non sono in affanno - danno pausa, alla vigilia, un buon modo per decantare le energie e preparale al confronto con il pubblico. Chissà come andrà. C'è un pensiero che mi gira in testa in questi giorni, teoricamente (e metaforicamente) l’abbiamo affrontato nei giorni scorsi nelle pagine del Paese nuovo con un bel pezzo di Vincenzo Ampolo, trattava della "fionda" di David che abbatte l'anziano Golia. Ecco per farla breve... il candidato del centrodestra appare come un giovanotto in una compagine abitata da molti giovanotti senza fionde. Il centro sinistra è guidato da una signora - ed è scortese parlar d’età - in una compagine che, a ben guardare, non ama i giovani  e quando li accoglie, li muta subito in vecchi disarmandoli della fionda...  Specie se per loro prepara la "sedia buona", il resto è contorno inascoltato!

venerdì 4 maggio 2012

C'è un libro, mi fa compagnia da un po'.
Un libro diventato caro perchè di colpo - pagina dopo pagina - mi ha ridonato il passato: frammenti personali, ricordi, mischiati alla Storia più grande e ad una storia in essa, quella di Carlo Rivolta, un giornalista, meglio, un cronista, una di quelle firme (la più cara) che in tante mattine ho cercato tra le pagine del giornale, aspettato per sapere com'era andata, cosa sarebbe accaduto... per sapere da quel pensiero fidato il cosa e i perchè, il come e il quando...
Carlo Rivolta è stato compagno fraterno, prima dalle colonne di "Paese Sera" poi da La Repubblica. Giornali "bandiera" di una stagione; "rifugio" di chi, da solo, sceglieva di esserci e di leggere ciò che accadeva con un occhio "libero", quanto più possibile, "libero".
Gli autori di questo libro traversato da una tecnica documentaria che mischia e bene impasta materiali di "narrazione" - “L’aspra stagione”, il titolo edito da Einaudi, un Extra della collana Stile Libero - sono due leccesi Tommaso De Lorenzis e Mauro Favale.
Protagonisti, gli anni Settanta e lui, Carlo, con la sua motocicletta, le sue passioni e tutte le sue paure... erano quelle a farlo amaro veggente in quegli  “anni bui” con il loro "carico" e con il loro amaro epilogo esistenziale.
Una storia corale, collettiva, combattente che nel volgere di "un'aspra stagione" s'è fatta crudamente individuale, solitaria, "pazza", alla ricerca di un rifugio... dove lasciar decantare la delusione, la ferita di un'intera generazione che mai aveva creduto e ceduto alla trappola della violenza.
Storia di Carlo e storia di molti, (anche mia...) in cerca di "calore e sicurezza" con la scimmia sulla schiena. Così è stato, così è andata e molti come Carlo non ci sono più, caduti, vittime dell'ennesima e più sofisticata trappola, l’eroina... ma tant’è, adesso leggiamo! leggete se potete e andate a sentire, l’appuntamento è oggi, sabato 5 maggio, per gli appuntamenti di “La sera andiamo al Museo”, al Castromediano di Lecce alle 18.30.